Nei velieri del XVII secolo, compreso il Mayflower del viaggio del 1620, questo collegamento era realizzato con cavi, racche di legno e bertocci.
La ricostruzione presenta però un limite documentario preciso. Non esistono piani costruttivi originali completi del Mayflower del 1620. Le ricostruzioni moderne derivano dal confronto con altri velieri dell’epoca e con documentazione storica successiva. Il sistema della trozza è quindi tecnicamente coerente con la marineria seicentesca, ma non può essere attribuito al singolo bastimento con una precisione assoluta in ogni dettaglio.
Il problema del modello nasce qui. Molti allestimenti commerciali sostituiscono la trozza a racche e bertocci con un semplice cavo, oppure la incorporano nel fusello dell’albero. La sagoma generale resta leggibile. La logica dell’attrezzatura scompare.
Anatomia di una trozza storica: racche e bertocci
La trozza a bertocci, detta anche trozza a racche o a paternostri, è un collare articolato. Il principio è semplice. Un cavo di guarnimento avvolge l’albero e il pennone. Sul cavo sono infilati elementi mobili in legno:
- i bertocci, di forma sferica o cilindrica;
- le racche, tavolette forate che mantengono separati i passaggi del cavo;
- le sagole terminali, usate per chiudere e regolare il collare.
La racche non è una bigotta nel senso rigoroso del termine. La funzione può apparire simile a quella di una piccola tavoletta forata, ma la geometria e l’impiego appartengono alla trozza. Nel modellismo la distinzione viene spesso attenuata dal linguaggio commerciale. “Trozza a bigotte” è una definizione diffusa, ma meno precisa di trozza a racche e bertocci.
La tavoletta può avere due o tre fori. Il cavo passa nei fori secondo un percorso alternato. I bertocci vengono disposti tra le racche e funzionano come elementi di distanziamento e di scorrimento. Il collare non lavora come una cerniera metallica. Non esiste uno snodo rigido fissato all’albero. Il movimento deriva dalla combinazione fra tensione del cavo, superfici arrotondate e piccoli spostamenti relativi.
Il numero degli elementi non è universale. Nei modelli in scala 1:60 e 1:64 sono comuni bertocci con diametro compreso fra 1,5 e 3 mm. Le confezioni commerciali propongono spesso serie standard:
| Configurazione | Composizione tipica | Impiego modellistico |
|---|---|---|
| Racche a due fori | 12 bertocci | Pennoni di dimensioni contenute |
| Racche a tre fori | 18 bertocci | Pennoni principali e collari più articolati |
| Bertocci singoli | 1,5–3 mm | Adattamento alla scala e al diametro del cavo |
| Racche autocostruite | 2 o 3 fori calibrati | Ricostruzione quando il materiale commerciale è sovradimensionato |
Questi numeri descrivono configurazioni di accessori e pratiche modellistiche. Non dimostrano il numero installato sul Mayflower originale. Il dato storico non è disponibile in forma completa e verificabile.
La trozza lavora soprattutto nel punto in cui il pennone deve restare accostato all’albero, ma non incollato a esso. Un fissaggio rigido elimina il movimento. Un cavo troppo lasco produce invece un pennone instabile, con un distacco visibile dall’albero e un’attrezzatura priva di tensione.
La trozza corretta non blocca il pennone. Lo trattiene lasciandogli il movimento necessario.
Perché i modelli commerciali semplificano il fissaggio
La semplificazione ha una causa pratica. Racche e bertocci sono piccoli, ripetitivi e difficili da montare. In una scala inferiore a 1:60, una tavoletta forata può diventare quasi invisibile all’occhio ma rimanere abbastanza grande da complicare il lavoro. Il produttore preferisce quindi fornire un cavo continuo, un anello già formato o un elemento in fusione.
La scelta riduce i tempi di montaggio. Non migliora la fedeltà storica.
Nei modelli del Mayflower questa omissione si osserva soprattutto sui pennoni minori e sulla trozza del pennone dell’antenna di mezzana. Anche i pennoni principali di maestra e trinchetto possono essere rappresentati con una legatura semplificata. Il risultato non è sempre falso nella sagoma complessiva, ma perde il dettaglio che rende leggibile il funzionamento dell’alberatura.
Il difetto non consiste soltanto nell’assenza delle palline. Un semplice cavo applicato attorno all’albero crea tre anomalie:
1. Il punto di contatto appare statico. Il pennone sembra incollato o inchiodato all’albero.
2. La distanza fra le parti non è controllata. Il cavo si appoggia al legno senza una serie di elementi che ne distribuiscano la pressione.
3. La scala del sistema diventa incoerente. Un cavo continuo può risultare corretto come diametro, ma privo delle articolazioni visibili nella costruzione storica.
La sostituzione non deve essere giudicata soltanto con una fotografia frontale. Una trozza semplificata può sfuggire osservando il modello da lontano. Diventa evidente nella vista laterale, nel punto di passaggio fra albero e pennone, soprattutto quando il pennone è leggermente inclinato o orientato.
La ricostruzione deve quindi partire dal piano del modello. Il disegno indica il diametro dell’albero, la lunghezza del pennone e la posizione delle manovre. Non sempre indica il numero delle racche. In assenza di una misura documentata, il modellista deve scegliere una configurazione coerente con la scala e con la funzione del pennone, senza trasformare una consuetudine commerciale in una certezza storica.
Dimensionamento per le scale 1:60 e 1:64
Il primo errore è scegliere bertocci e racche in base alla disponibilità del negozio. Il secondo è cercare una miniaturizzazione assoluta che renda il dettaglio indistinguibile. La trozza deve essere leggibile, ma non dominante.
Per una scala 1:60 o 1:64, il diametro dei bertocci compreso fra 1,5 e 3 mm costituisce un intervallo pratico già utilizzato negli accessori per modelli di velieri storici. Il valore inferiore è adatto ai pennoni minori o a un’impostazione molto contenuta. Il valore superiore può sostenere visivamente la trozza dei pennoni principali, ma rischia di apparire pesante se il cavo e il pennone sono sottili.
La proporzione deve essere verificata insieme. Non ha senso montare bertocci da 3 mm su un cavo appena percettibile e su un pennone di diametro ridotto. La trozza è un insieme di elementi. La sfera, la racche, il cavo e il legno dell’albero devono appartenere allo stesso sistema di scala.
La verifica può essere condotta su quattro parametri:
- diametro del pennone, che stabilisce la massa visiva del collare;
- diametro dell’albero, che determina la superficie disponibile per il passaggio;
- diametro del cavo, che deve attraversare i fori senza deformare le racche;
- numero dei bertocci, che influenza la lunghezza e la flessibilità della trozza.
Le racche a due fori richiedono un percorso più semplice. Sono adatte quando lo spazio è limitato e il collare deve rimanere corto. Le racche a tre fori creano un intreccio più complesso e una distribuzione più regolare del cavo. Non sono automaticamente migliori. Se risultano troppo grandi, producono una trozza sproporzionata.
Il materiale più controllabile è il legno duro a fibra fine. La racche deve mantenere i bordi dei fori senza sfilacciarsi. Una tavoletta tenera, anche se facile da forare, tende a deformarsi durante il serraggio. Per i bertocci, il legno tornito o ricavato da microperline regolari è preferibile a elementi irregolari. Una differenza minima di diametro diventa evidente quando le sfere sono allineate in serie.
La finitura deve restare opaca. Il legno della trozza non deve sembrare verniciato a specchio. Una colorazione troppo scura annulla i fori delle racche e trasforma il collare in una macchia uniforme. Un tono leggermente differenziato fra cavo e legno migliora la lettura senza introdurre effetti decorativi.
Autocostruzione delle racche
Quando il materiale commerciale è troppo grande, la racche può essere autocostruita. Il procedimento richiede più controllo che forza.
La tavoletta viene ricavata da un listello sottile. Lo spessore deve essere sufficiente a sostenere i fori, ma non tanto elevato da trasformare la racche in un blocco. La sagoma può essere rettangolare con estremità arrotondate. Gli spigoli vivi sono poco coerenti con un elemento sottoposto a scorrimento e rendono più difficile il passaggio del cavo.
La sequenza corretta è questa:
1. Taglio della tavoletta. Il pezzo viene separato dal listello lasciando un margine minimo per la rifinitura.
2. Tracciatura dei fori. I centri devono essere allineati sull’asse longitudinale. Una distanza irregolare produce un cavo inclinato.
3. Foratura preliminare. Il diametro della punta deve essere compatibile con il filo scelto. Un foro troppo largo lascia la racche libera e instabile.
4. Arrotondamento dei bordi. Le facce vengono pulite con carta abrasiva fine o con una lama ben affilata.
5. Controllo a secco. La racche viene infilata sul cavo prima del montaggio sul pennone.
6. Colorazione. La tinta viene applicata prima del serraggio definitivo, quando l’elemento è ancora accessibile.
La foratura manuale richiede una base stabile. Il pezzo deve essere sostenuto vicino al punto di perforazione. Se la tavoletta flette, la punta tende a uscire fuori asse. Il foro può risultare inclinato e indebolire il bordo opposto.
La soluzione non è aumentare la pressione. È ridurre il diametro della passata iniziale e allargare il foro con una punta successiva o con un alesatore sottile. Il legno deve essere asportato, non strappato.
Per la scala 1:60, una racche a due fori con dodici bertocci costituisce una configurazione compatta. La serie a tre fori con diciotto bertocci richiede maggiore spazio e un controllo più preciso della lunghezza del collare. Nel caso del pennone principale può essere appropriata. Nel caso di un pennone minore può risultare eccessiva.
Il numero degli elementi deve seguire la geometria del pezzo. Una fila di bertocci troppo corta non avvolge correttamente l’albero. Una fila troppo lunga impedisce il serraggio e lascia un anello visibile fra pennone e fusto. La misura va quindi presa sul modello, non dedotta soltanto dal numero contenuto nella confezione.
Sequenza di montaggio sul pennone
La trozza va preparata prima di fissare definitivamente il pennone all’albero. Montarla quando l’alberatura è già completa costringe a lavorare fra sartie, manovre e vele. Il cavo perde tensione. Le racche ruotano. I bertocci si incastrano nelle fibre del legno o nei fili vicini.
Il pennone viene appoggiato nella posizione prevista dal piano. Si controllano altezza, inclinazione e distanza dall’albero. La trozza non deve correggere un errore di posizionamento del pennone. Se il pennone è troppo basso, il collare viene tirato oltre la sua funzione. Se è troppo alto, il cavo resta visibilmente scarico.
Il cavo della trozza viene quindi preparato con una lunghezza leggermente superiore a quella calcolata. Le estremità vengono irrigidite con una piccola quantità di adesivo compatibile con il filo. L’adesivo non deve impregnare la parte mobile. Bertocci e racche devono poter essere disposti senza formare un blocco rigido.
Il passaggio del cavo nelle racche segue uno schema alternato. Con una racche a due fori, i due rami vengono mantenuti paralleli e separati. Con una racche a tre fori, il percorso distribuisce il cavo su più punti e crea una maggiore stabilità. Il principio resta invariato: il cavo deve chiudere il collare senza sovrapporsi in modo casuale.
La procedura può essere ordinata in questo modo:
1. Infilare la prima serie di bertocci sul cavo.
2. Inserire la prima racche mantenendo l’orientamento dei fori.
3. Alternare bertocci e racche senza comprimere la serie.
4. Portare il collare dietro l’albero e attorno al pennone.
5. Chiudere il percorso del cavo secondo la geometria della racche.
6. Regolare la tensione con il pennone nella sua posizione definitiva.
7. Fissare le estremità con una legatura sottile.
8. Tagliare il filo eccedente soltanto dopo il controllo laterale.
Il serraggio deve essere progressivo. Un cavo tirato in una sola volta sposta il pennone e inclina le racche. La regolazione corretta mantiene i bertocci a contatto senza schiacciarli. Il collare deve apparire compatto, non deformato.
La legatura della trozza nei velieri storici non coincide con una semplice fasciatura decorativa. Il punto terminale deve trasmettere la tensione del cavo. Nel modello, la legatura deve quindi essere sottile ma reale. Un nodo sovradimensionato altera la scala. Un punto di adesivo visibile produce lo stesso difetto di una corda troppo grossa.
Dopo il montaggio, il pennone deve poter essere orientato con una pressione minima. Non è necessario simulare un movimento ampio. Basta verificare che la trozza non si comporti come un vincolo rigido. Se il pennone non si muove affatto, il cavo è probabilmente incollato al legno o troppo serrato. Se oscilla senza controllo, la chiusura è insufficiente.
Il ruolo funzionale delle sfere
I bertocci non sono palline decorative aggiunte per arricchire l’alberatura. La loro forma serve a ridurre l’attrito di scorrimento lungo il legno dell’albero quando il pennone viene sollevato o ammainato con le drizze.
Una superficie sferica offre un contatto ridotto e continuo. Il cavo non sfrega direttamente contro il fusto per tutta la sua lunghezza. Le sfere distribuiscono il collare e permettono piccoli spostamenti fra pennone e albero. La funzione è modesta ma essenziale. Senza questi elementi, il sistema avrebbe un comportamento più vicino a una legatura fissa.
Nel modello la funzione reale non può essere riprodotta con la stessa scala meccanica dell’originale. Il peso del pennone è minimo. Il cavo non deve sopportare carichi navali. Tuttavia la forma deve ancora esprimere la funzione. Un modello storico non riproduce soltanto l’aspetto esterno. Riproduce la logica costruttiva riconoscibile.
Questa logica si legge in tre indizi:
- il pennone resta accostato all’albero ma non appare inglobato nel legno;
- i bertocci formano una sequenza regolare fra le parti;
- le racche mantengono i rami del cavo separati e orientati.
Quando uno di questi elementi manca, il dettaglio perde coerenza. La trozza a palline per velieri storici deve quindi essere trattata come un dispositivo di collegamento, non come una decorazione dell’attrezzatura.
Trozza dell’antenna di mezzana e pennoni principali
Non tutti i pennoni richiedono lo stesso trattamento. La trozza dell’antenna di mezzana può avere dimensioni e disposizione diverse da quelle dei pennoni principali di maestra e trinchetto. La forma dell’albero, il diametro del pennone e la distanza disponibile influenzano la lunghezza del collare.
Nei modelli del Mayflower, l’antenna di mezzana è un punto delicato. La posizione è spesso visibile e il collegamento può essere confuso con altre manovre. Un cavo applicato senza racche può sembrare una legatura generica. L’inserimento di pochi bertocci regolari chiarisce invece il rapporto fra antenna e albero.
I pennoni principali richiedono maggiore attenzione alla simmetria. La trozza deve risultare centrata rispetto all’albero e non spostata verso dritta o verso sinistra. Un errore di pochi decimi di millimetro può modificare la lettura dell’intera alberatura, soprattutto quando le vele sono ancora assenti.
Il controllo deve essere eseguito da più angolazioni:
- vista frontale, per verificare l’asse del pennone;
- vista laterale, per controllare la distanza dall’albero;
- vista dall’alto, per accertare la distribuzione del cavo;
- vista obliqua, per osservare la regolarità di bertocci e racche.
La trozza non può essere valutata isolatamente. La sua posizione deve concordare con drizze, amantigli e manovre fisse. Se il cavo della trozza attraversa una sartia o si sovrappone a una manovra che dovrebbe stare a poppavia, il problema non è nella finitura. È nella sequenza di montaggio o nella lettura del piano.
Il disegno costruttivo resta il riferimento principale. Le fotografie dei modelli finiti aiutano a capire la resa visiva, ma possono ripetere semplificazioni del kit. Una ricostruzione fotografica non dimostra automaticamente l’esattezza storica del dettaglio.
Una trozza ben eseguita deve spiegare il movimento del pennone anche quando il modello è immobile.
Errori ricorrenti nella ricostruzione
Il primo errore è usare bertocci fuori scala. Una sfera troppo grande trasforma il collare in una catena decorativa. Una sfera troppo piccola scompare fra le fibre del cavo. Il diametro deve essere scelto insieme alla sezione del pennone e alla distanza fra pennone e albero.
Il secondo è montare le racche senza controllarne l’orientamento. I fori devono seguire un asse coerente. Una racche ruotata interrompe la sequenza e rende evidente l’artificio.
Il terzo è lasciare il cavo completamente teso prima di posizionare il pennone. La tensione deve essere regolata sul pezzo montato. Il cavo preparato sul banco non tiene conto dell’effettiva curvatura attorno all’albero.
Il quarto è affidarsi all’adesivo per ottenere la forma. L’adesivo blocca. Non sostituisce la geometria della trozza. La stabilità deve derivare dal percorso del cavo e dal serraggio, non da una massa lucida fra racche e legno.
Il quinto è annerire il sistema per simulare l’uso. Una tinta scura può essere coerente con il cavo, ma rende il legno delle racche illeggibile. Nei dettagli inferiori a pochi millimetri il contrasto deve essere controllato. La patina non deve cancellare la costruzione.
Il sesto è replicare la stessa trozza su ogni pennone. La standardizzazione appartiene alla produzione degli accessori, non necessariamente alla nave storica. Le dimensioni cambiano con il pennone. Il modellista deve adattare il numero dei bertocci e la misura delle racche, non applicare la stessa serie ovunque.
Fedeltà storica e limiti della documentazione
Il Mayflower del 1620 non dispone di un piano originale completo che consenta di stabilire ogni particolare dell’alberatura. Questo vale anche per il numero esatto di bertocci e racche presenti sulle trozze. Le ricostruzioni moderne utilizzano confronti con velieri coevi, descrizioni della marineria classica e interpretazioni dei cantieri navali.
La conseguenza è netta. La trozza a racche e bertocci è storicamente plausibile e tecnicamente coerente con un veliero seicentesco. Non è però corretto presentare ogni configurazione commerciale come una copia documentale del Mayflower originale.
La fedeltà del modello si costruisce su livelli diversi:
1. Coerenza cronologica. Il sistema deve appartenere alla tecnologia velica del XVII secolo.
2. Coerenza geometrica. Le dimensioni devono seguire la scala del modello.
3. Coerenza funzionale. Il pennone deve essere trattenuto ma non bloccato.
4. Coerenza documentaria. Le parti non dimostrate da fonti specifiche devono essere presentate come ricostruzioni.
5. Coerenza visiva. Cavo, legno, racche e bertocci devono formare un insieme proporzionato.
Questo metodo evita due errori opposti. Il primo è accettare il kit senza correzioni. Il secondo è inventare una configurazione definita “originale” senza documentazione. Nel modellismo storico la precisione comprende anche il riconoscimento dei limiti delle fonti.
La trozza del veliero seicentesco non richiede quantità arbitrarie di materiale. Richiede una scelta motivata. Se la scala non consente di riprodurre ogni foro, è preferibile una semplificazione controllata a un elemento sovradimensionato. Se invece il modello è in scala 1:60 o 1:64, la riproduzione delle racche e dei bertocci resta normalmente possibile con componenti adeguati o autocostruiti.
Conclusione
La trozza a racche e bertocci è un dettaglio piccolo, ma non marginale. Stabilisce il rapporto fra pennone e albero. Introduce lo scorrimento. Distribuisce il cavo. Rende visibile una funzione che il semplice anello di filo non riesce a rappresentare.
Nel Mayflower la ricostruzione deve essere condotta con prudenza documentaria. Il sistema appartiene alla pratica dei velieri storici del XVII secolo. Il numero esatto degli elementi installati sul bastimento del 1620 non è verificabile attraverso un piano originale completo. Questa distinzione non indebolisce il modello. Lo rende più corretto.
Per la scala 1:60 e 1:64, bertocci da 1,5 a 3 mm, racche a due o tre fori e un cavo proporzionato consentono di ricostruire il collegamento senza ricorrere a soluzioni decorative. Il montaggio deve seguire la geometria del pennone, la posizione dell’albero e la tensione reale della legatura.
Un pennone fissato con un semplice cavo può sembrare completo. Non lo è. La trozza corretta dimostra invece come quel pennone doveva muoversi. E, in un modello navale storico, la dimostrazione della funzione vale più dell’ornamento.
