Galleria e Iconografia

Modelli ex-voto: accuratezza dei dettagli nei velieri votivi

Quando osserviamo un ex voto marinaro, la prima tentazione è cercare subito l’errore: un albero troppo corto, una poppa sproporzionata, un fasciame semplificato, una vela che non corrisponde alla nave raffigurata.

Modelli ex-voto: accuratezza dei dettagli nei velieri votivi

Noi modellisti siamo abituati a misurare, confrontare piani, seguire la venatura del legno e controllare l’allineamento di una sartia. Davanti a una barca ex voto, però, questo metodo rischia di farci perdere il punto essenziale.

I modelli votivi dei velieri storici non nascono sempre per restituire una nave in scala rigorosa. Nascono per ricordare un pericolo scampato, ringraziare per un ritorno, affidare alla chiesa l’immagine di un’imbarcazione e della comunità che viveva su di essa. La loro accuratezza va quindi letta su più livelli: nella forma dello scafo, nei dettagli costruttivi, nella scelta delle manovre, nella disposizione dell’alberatura e, insieme, nelle deformazioni che rivelano la mano dell’artigiano o del marinaio.

Qui sta il loro valore per chi studia gli ex voto marinari e i dettagli costruttivi dei velieri: non sono semplicemente modelli incompleti, ma documenti costruiti con una logica diversa da quella del modellismo navale statico contemporaneo.

Dalle offerte votive ai modelli di velieri

La pratica di offrire immagini di imbarcazioni in segno di ringraziamento ha radici molto antiche, ma in Europa la diffusione dei modelli navali ex voto è legata in modo particolare alla ripresa dei traffici marittimi medievali. Tra l’XI e il XV secolo compaiono nelle chiese modelli semplici di velieri, esposti come testimonianza di uno scampato naufragio o di un pericolo affrontato in mare.

Non dobbiamo immaginarli come una produzione uniforme. Alcuni potevano essere realizzati da artigiani con una buona conoscenza della costruzione navale; altri nascevano dalle mani di marinai, falegnami locali o persone che desideravano riprodurre soltanto gli elementi più riconoscibili della propria imbarcazione. Il risultato dipendeva dalla materia disponibile, dagli strumenti, dal tempo e soprattutto dalla funzione dell’oggetto.

Un modello destinato a essere appeso nella navata di una chiesa doveva essere riconoscibile. Doveva mostrare che si trattava di una nave, e spesso di una nave precisa, legata a una storia precisa. La fedeltà poteva concentrarsi allora su un particolare evidente:

  • il numero degli alberi;
  • la forma generale dello scafo;
  • i castelli di prua e di poppa;
  • una vela caratteristica;
  • il timone;
  • la disposizione delle manovre;
  • il modo in cui il fasciame costruiva il fianco dell’imbarcazione.

Altri elementi potevano invece essere ridotti, ingranditi o disposti secondo esigenze simboliche e non strettamente nautiche.

La sopravvivenza dei modelli più antichi ci pone inoltre davanti a un limite concreto: le riproduzioni tridimensionali in legno e tessuto giunte intatte fino a noi risalgono per lo più ai secoli XVII e XVIII. Questo non significa che prima non esistessero offerte votive navali. Significa che il patrimonio conservato è inevitabilmente selezionato dalla storia, dall’umidità, dagli incendi, dagli spostamenti e dai restauri.

Quando osserviamo una barca ex voto antica, quindi, non stiamo guardando soltanto il progetto originario. Vediamo anche ciò che il tempo ha lasciato sopravvivere.

La Coca di Mataró: quando il modello diventa una fonte tecnica

Tra i modelli più celebri vi è la Coca di Mataró, chiamata anche Nao di Mataró, datata intorno al 1450 e conservata al Maritiem Museum di Rotterdam. È uno dei riferimenti più importanti per lo studio dell’evoluzione delle navi mercantili medievali, proprio perché conserva una quantità di informazioni costruttive che non si esaurisce nella sagoma complessiva.

Nel suo modello sono osservabili i bagli sporgenti, il fasciame a paro e a clinker, il timone incernierato a poppa e i castelli di prua e di poppa. Per chi costruisce modelli navali, questi particolari hanno un peso notevole: non sono decorazioni aggiunte alla superficie, ma indizi sul modo in cui lo scafo veniva concepito e percepito.

Il fasciame a clinker, con le tavole sovrapposte, produce una lettura visiva diversa rispetto al fasciame a paro. Cambiano le linee, l’ombra tra una tavola e l’altra, la percezione della robustezza del fianco. Nel modellino, anche quando la scala non permette una riproduzione minuziosa degli incastri, la scelta di rendere o suggerire questa sovrapposizione modifica il carattere dell’imbarcazione.

I bagli sporgenti, invece, ci aiutano a comprendere il rapporto tra struttura interna e fianco dello scafo. In una fotografia ravvicinata o in una teca ben illuminata, la loro presenza può passare inosservata a chi cerca solo la silhouette. A noi modellisti interessa proprio quella zona di attrito tra interno ed esterno: ciò che sostiene il ponte, ciò che emerge dal fasciame, ciò che interrompe una superficie apparentemente continua.

Anche il timone incernierato a poppa merita attenzione. È un elemento piccolo, ma comunica una soluzione tecnica precisa. Nei modelli votivi, il timone può essere semplificato, troppo spesso o disposto con un’inclinazione non perfettamente realistica; tuttavia la sua collocazione e il suo rapporto con la poppa possono conservare un’informazione preziosa.

Un ex voto non va giudicato soltanto da quanto è proporzionato: va osservato per capire quali parti della nave il suo autore ha ritenuto indispensabili da ricordare.

La Coca di Mataró è dunque una pietra miliare non perché sia un modello perfetto secondo i criteri attuali, ma perché mette in rapporto forma e informazione. Il suo valore nasce dall’insieme: la costruzione dello scafo, la struttura dei castelli, l’apparato di governo e la qualità artigianale dell’oggetto.

Che cosa osservare in un modello antico

Davanti a un ex voto, possiamo procedere con una lettura ordinata, senza pretendere di trasformare ogni dettaglio in una misura certa:

1. Partiamo dalla linea dello scafo. Guardiamo se la prua è piena o affilata, se la poppa risale bruscamente, se il fondo appare piatto oppure fortemente arcuato. Sono impressioni generali, ma spesso più affidabili di un singolo elemento isolato.

2. Seguiamo il fasciame. La superficie può mostrare tavole sovrapposte, tavole accostate o una semplice incisione decorativa. La profondità dell’incisione non basta da sola a dimostrare una tecnica costruttiva, ma la direzione e il ritmo delle linee possono suggerire il modo in cui l’autore ha osservato la nave.

3. Controlliamo il rapporto tra alberi e scafo. Un albero molto alto non è necessariamente un errore: può essere stato enfatizzato per rendere l’imbarcazione riconoscibile da lontano o per sottolineare la sua identità marittima.

4. Cerchiamo gli elementi di governo e di manovra. Timone, pennoni, sartie e vele possono essere più significativi delle finiture. Anche una realizzazione semplificata può conservare la logica generale dell’attrezzatura.

5. Osserviamo la costruzione del modello. Giunzioni, porosità del legno, irregolarità della superficie e tracce di colore raccontano la tecnica dell’autore, non solo la nave rappresentata.

Questa sequenza ci protegge da un errore comune: leggere ogni sproporzione come incompetenza. Talvolta l’autore conosceva bene la nave, ma sceglieva di evidenziare ciò che per lui aveva un significato.

Realismo e astrazione: dove comincia l’errore?

Nel modellismo navale contemporaneo, soprattutto quando lavoriamo a partire da piani di costruzione, siamo portati a considerare la scala come il principale strumento di controllo. Riduciamo le dimensioni, manteniamo i rapporti, ricostruiamo le sezioni e cerchiamo di rendere coerenti le parti. Nei modelli votivi questo criterio rimane utile, ma non può essere applicato in modo esclusivo.

La priorità dell’autore era spesso simbolica e devozionale. Non tutti gli ex voto rispettano una scala proporzionale rigida, e non sarebbe corretto pretendere che lo facciano. Una vela può essere più ampia del necessario, un castello può risultare alto, un albero può dominare lo scafo. Sono scelte che rendono la nave immediatamente leggibile e che, in alcuni casi, permettono di riconoscere il tipo di imbarcazione anche a distanza.

Questo non significa che tutto sia arbitrario. Anzi, proprio la presenza di semplificazioni rende più importanti i dettagli conservati con cura. Se un modello riduce la complessità delle manovre ma mantiene chiaramente il timone e la forma dei castelli, quella selezione ci dice qualcosa. Se il fasciame è appena accennato ma l’alberatura è articolata, l’autore potrebbe aver considerato l’attrezzatura il segno distintivo principale della nave.

Per leggere l’accuratezza dei modelli votivi dei velieri storici conviene distinguere almeno tre livelli.

Livello di letturaChe cosa osserviamoChe cosa può indicare
Forma generaleProfilo dello scafo, prua, poppa, castelliIl tipo di nave e la sua riconoscibilità
Dettaglio costruttivoFasciame, bagli, timone, sovrastruttureLa conoscenza concreta della costruzione navale
Scelta simbolicaElementi ingranditi, semplificati o messi in evidenzaCiò che l’autore voleva ricordare e rendere visibile

Questa distinzione è utile anche quando confrontiamo fotografie di modelli presenti in musei diversi. Due barche ex voto possono rappresentare epoche o tipologie simili, ma avere una diversa densità di informazioni. Una può essere più precisa nello scafo e più povera nell’attrezzatura; l’altra può fare l’opposto.

La materia non è neutra

Il legno porta con sé una serie di vincoli che oggi possiamo dimenticare quando osserviamo un modello in vetrina. La venatura condiziona il taglio, la porosità assorbe il colore e la colla, la flessibilità varia tra una tavola e l’altra. Un modellista che lavora con listelli sottili sa quanto sia facile ottenere una rottura lungo vena o una deformazione causata dall’umidità.

Nei modelli votivi questi limiti diventano parte della testimonianza. Una prua piena può derivare da una scelta rappresentativa, ma anche dalla difficoltà di assottigliare un blocco senza scheggiarlo. Un pennone troppo spesso può essere il risultato di una necessità di resistenza. Un fasciame irregolare può riflettere gli strumenti a disposizione e non una scarsa familiarità con la forma della nave.

Anche il tessuto delle vele introduce un altro livello di interpretazione. La trama, l’elasticità e la risposta alla colla o alla pittura possono alterare la curvatura e la tensione apparente. Una vela raccolta o irrigidita non restituisce necessariamente la condizione originaria dell’imbarcazione; può rappresentare una soluzione pratica per mantenere in forma il modello.

Qui dobbiamo procedere con delicatezza. Non possiamo ricostruire ogni gesto dell’autore, né attribuire con certezza una funzione a ogni irregolarità. Possiamo però riconoscere la materia come parte dell’informazione, senza separare il modello dall’atto manuale che lo ha prodotto.

Gli ex voto marinari come documenti iconografici

Una fotografia di un modello votivo mostra una nave, ma mostra anche un modo di guardare la nave. Questo è il passaggio che spesso trasforma una galleria di immagini in una vera raccolta iconografica.

Le barche ex voto possono conservare elementi assenti dai documenti tecnici o difficili da leggere nei dipinti di marina. Un quadro può restituire il comportamento della nave sull’acqua, la velatura in navigazione, il rapporto con il paesaggio e con il vento. Il modello, invece, permette di seguire la struttura tridimensionale, anche quando la sua esecuzione è semplificata.

Il confronto tra le due fonti non deve diventare una gara per stabilire quale sia più fedele. Una pittura storica può accentuare il movimento e la visibilità delle vele; un modello può insistere sul profilo della poppa o sulla presenza di un castello. Sono linguaggi diversi, con errori e convenzioni proprie.

Quando analizziamo l’iconografia degli ex voto marinari, possiamo cercare alcune ricorrenze:

  • la posizione della nave nello spazio della chiesa o della sala museale;
  • la presenza di iscrizioni, targhe o elementi aggiunti in epoche successive;
  • il rapporto tra scafo e alberatura;
  • il numero e la forma delle vele;
  • la resa delle manovre fisse e correnti;
  • il colore delle murate e delle sovrastrutture;
  • la presenza di figure umane, stemmi o altri segni identificativi;
  • il modo in cui il modello è stato restaurato e sostenuto.

Non tutti questi elementi hanno lo stesso grado di affidabilità. Il colore, per esempio, può essere alterato dall’illuminazione, dall’ossidazione o da ridipinture. Una manovra può essere stata sostituita. Un modello può avere perso parti durante il trasporto o la conservazione. La fotografia è indispensabile, ma non è mai completamente trasparente: dipende dall’angolo di ripresa, dalla distanza e dalla luce.

Fotografare senza appiattire il modello

Nella fotografia di modelli navali, il problema non è soltanto ottenere un’immagine nitida. Dobbiamo conservare la relazione tra i piani. Una ripresa troppo frontale può schiacciare la profondità dello scafo; una luce dura può trasformare ogni irregolarità in una macchia scura; una prospettiva troppo ravvicinata può deformare la prua e la poppa.

Per documentare i dettagli costruttivi di un ex voto, una sequenza di immagini è spesso più utile di una sola fotografia:

1. Vista laterale, per leggere il profilo generale e il rapporto tra scafo e alberatura.

2. Vista dall’alto, quando possibile, per comprendere la disposizione dei ponti, dei castelli e dei pennoni.

3. Dettaglio della prua, dove possono emergere fasciame, castello, bompressi e forme di raccordo.

4. Dettaglio della poppa, utile per timone, specchio, castello e andamento delle murate.

5. Ripresa ravvicinata dell’attrezzatura, per distinguere elementi strutturali da fili aggiunti in un restauro.

6. Immagine della superficie, con una luce più morbida, per seguire venatura, porosità, colore e tracce di lavorazione.

Non è necessario trasformare ogni visita in una campagna fotografica complessa. Basta cambiare il punto di osservazione e non affidarsi alla sola immagine promozionale della collezione. Spesso il dettaglio più interessante si trova sul lato meno illuminato, proprio dove la superficie conserva una piccola discontinuità.

Camogli e Imperia: il valore delle collezioni

Il patrimonio degli ex voto marinari non è raccolto soltanto nei grandi musei dedicati alla storia navale. Chiese, santuari e collezioni locali conservano una parte importante di questa memoria, spesso legata direttamente alle comunità costiere.

Nel Santuario di Nostra Signora del Boschetto a Camogli si trova una consistente collezione di ex voto marinari ottocenteschi, collegata all’epoca d’oro della navigazione a vela camogliese. In un insieme simile, il valore non è dato solamente dal singolo modello più raffinato. Conta la possibilità di osservare una serie di oggetti prodotti in uno stesso ambiente marittimo, con variazioni di tecnica, di scala e di intenzione.

Una collezione permette di riconoscere ciò che ritorna. Se più modelli presentano una certa impostazione della poppa, una particolare soluzione per le vele o un modo ricorrente di rendere il fasciame, possiamo iniziare a distinguere una consuetudine locale da una scelta individuale. Non è ancora una prova definitiva sull’aspetto di una nave reale, ma è un indizio che acquista consistenza attraverso il confronto.

Il Museo Navale Internazionale del Ponente Ligure di Imperia espone circa 130 modelli di imbarcazioni antiche e moderne, insieme a ex voto marinari e dipinti d’epoca. Qui il confronto tra modelli, immagini dipinte e tipologie navali offre un percorso particolarmente utile per noi modellisti. La galleria diventa un luogo in cui verificare come uno stesso elemento — una poppa, un albero, una vela, una sovrastruttura — cambi quando passa da un linguaggio all’altro.

Il modello votivo ci parla della memoria personale e comunitaria. Il dipinto può restituire una scena, una rotta, un evento o un modo di rappresentare il mare. Il modello costruito con finalità più tecniche può invece seguire piani e proporzioni. Mettere questi oggetti uno accanto all’altro non serve a stabilire una gerarchia, ma a comporre una documentazione più ricca.

La precisione di una collezione non sta solo nei modelli più rifiniti: sta nel confronto tra molte mani, molte epoche e molti modi di ricordare una nave.

Il museo come banco di lavoro

Quando visitiamo una raccolta di modelli navali, possiamo applicare lo stesso atteggiamento che teniamo al banco. Non limitiamoci alla visione d’insieme. Scegliamo un elemento e seguiamolo da un modello all’altro: prima il fasciame, poi i castelli, poi la sistemazione delle vele.

Questo metodo riduce il rischio di attribuire troppo valore a una singola forma. Un modello isolato può essere stato modificato, restaurato o realizzato con un’intenzione particolare. Una serie di modelli, invece, rende visibili le differenze e le costanti.

Conviene anche separare ciò che vediamo da ciò che deduciamo. Possiamo descrivere una poppa molto alta, un fasciame reso con incisioni profonde, un timone visibile o una vela rigida. Dobbiamo essere più prudenti quando trasformiamo queste osservazioni in conclusioni sulla nave reale. Il modello può conservare una memoria precisa, ma può anche condensare una rappresentazione simbolica.

Questa prudenza non impoverisce l’analisi. Al contrario, la rende più solida. Nel modellismo navale storico, riconoscere il limite di una fonte è parte della competenza, così come lo è saper leggere una sezione o correggere una torsione nel fasciame.

Oltre la scala: il significato prima della misura

La domanda sull’accuratezza dei modelli ex voto è legittima, ma deve essere formulata con precisione. Non chiediamoci soltanto se il modello sia corretto in scala. Chiediamoci in quale aspetto sia accurato.

Può essere accurato nella memoria dell’autore: la nave ha quell’alberatura perché così è stata vista e vissuta. Può essere accurato in un dettaglio tecnico: il timone, i castelli o il modo di sovrapporre il fasciame possono riflettere una conoscenza concreta. Può essere accurato nel significato: una parte ingrandita o semplificata può essere stata resa evidente perché rappresentava il pericolo, il viaggio o il ritorno.

La scala rimane un criterio importante quando abbiamo a disposizione documenti paralleli. Se confrontiamo il modello con piani, dipinti, reperti o altre raffigurazioni, possiamo stabilire quali elementi risultano plausibili e quali appartengono alla libertà dell’autore. Ma dobbiamo evitare di usare il righello come unico giudice.

Nei modelli votivi, l’errore di proporzione può essere una forma di comunicazione. Un castello troppo alto rende riconoscibile il carattere della nave; una vela ampia mostra la forza della navigazione; un’attrezzatura semplificata conserva il gesto essenziale del viaggio. Nulla di questo cancella il valore tecnico dell’oggetto. Ci obbliga, piuttosto, a leggerlo con due strumenti: l’occhio del modellista e quello di chi osserva un documento storico.

Per questo gli ex voto marinari con dettagli costruttivi dei velieri sono così importanti nella nostra galleria. Ci insegnano a non confondere la fedeltà con la perfezione superficiale. Una superficie liscia, una simmetria impeccabile e una scala dichiarata non garantiscono da sole la verità di un modello. Allo stesso modo, una tavola irregolare o una vela sproporzionata non rendono automaticamente inutile una testimonianza.

Come usare gli ex voto nella costruzione di un modello

Quando ricostruiamo un veliero storico a partire da fotografie di modelli votivi, il passaggio decisivo è non copiare senza filtro. L’immagine deve diventare una fonte da interrogare.

Possiamo procedere in questo modo:

  • Separiamo la forma dalla finitura. Prima osserviamo la sagoma dello scafo, l’altezza delle murate e la posizione dei castelli; solo dopo analizziamo colore, decorazioni e manovre.
  • Confrontiamo più immagini. Una singola fotografia può nascondere una deformazione prospettica o un elemento aggiunto durante il restauro.
  • Cerchiamo conferme incrociate. Dipinti d’epoca, piani, reperti e altri modelli possono chiarire se un particolare è ricorrente oppure isolato.
  • Annotiamo le incertezze. Non tutto deve essere trasformato in una decisione definitiva. In alcuni casi è più corretto lasciare una soluzione prudente.
  • Manteniamo visibile la materia. Se il modello di riferimento mostra una lavorazione manuale, non dobbiamo cancellarla automaticamente con una finitura eccessivamente uniforme.
  • Valutiamo la funzione del modello. Un ex voto costruito per essere visto frontalmente può avere una parte posteriore meno curata o una struttura pensata per il fissaggio, non per la navigazione.

Quest’ultimo punto è spesso trascurato. Un modello votivo non è una nave miniaturizzata pronta a galleggiare. È un oggetto destinato a uno spazio, a una cerimonia, a uno sguardo collettivo. Il supporto, il punto di sospensione e la direzione privilegiata della visione possono aver condizionato la costruzione.

Anche le parti non visibili partecipano alla lettura. Un fianco ben lavorato e l’altro più semplice non sono necessariamente il risultato di negligenza: possono riflettere la posizione originaria del modello nella chiesa. Prima di correggere una differenza, dobbiamo domandarci se quella differenza appartenga alla storia dell’oggetto.

Una fedeltà fatta di segni, non solo di proporzioni

I modelli votivi dei velieri storici restano sospesi tra rappresentazione e costruzione. Hanno abbastanza realtà da mostrarci come una nave poteva essere immaginata, ricordata e descritta; hanno abbastanza libertà da ricordarci che ogni modello è anche una scelta.

La Coca di Mataró dimostra quanto un piccolo scafo possa conservare informazioni tecniche di grande valore: bagli sporgenti, fasciame a paro e a clinker, timone incernierato, castelli di prua e di poppa. Le collezioni di Camogli portano invece dentro il museo la memoria della navigazione a vela ottocentesca e delle comunità che affidavano alla forma della nave il proprio ringraziamento. A Imperia, l’accostamento tra circa 130 modelli, ex voto e dipinti d’epoca amplia il campo del confronto.

Per noi modellisti, la lezione è concreta. Non dobbiamo scegliere tra precisione tecnica e rispetto del significato simbolico. Dobbiamo imparare a riconoscere quale tipo di precisione abbiamo davanti. Una tavola incisa male può non essere una buona base per ricostruire un fasciame in scala, ma può rivelare quale fianco della nave l’autore considerasse importante. Un albero sovradimensionato può essere inutilizzabile come misura, ma prezioso per capire la gerarchia visiva dell’imbarcazione.

Quando torniamo al banco da lavoro, portiamo con noi questa cautela. Guardiamo la venatura, la porosità, l’attrito tra le parti, la flessibilità dei materiali; ma osserviamo anche la selezione dei dettagli. La mano dell’autore non ha registrato tutto. Ha scelto.

Ed è proprio in quelle scelte, più che nella perfezione della scala, che gli ex voto marinari continuano a parlare.

Domande frequenti

Perché i modelli ex voto spesso non rispettano le proporzioni in scala?
La priorità dell'autore era spesso simbolica e devozionale; elementi come alberi o vele potevano essere ingranditi per rendere la nave immediatamente riconoscibile o per sottolinearne l'identità marittima.
Cosa rende la Coca di Mataró un riferimento tecnico importante?
Conserva informazioni costruttive cruciali come i bagli sporgenti, il tipo di fasciame, il timone incernierato a poppa e la struttura dei castelli, offrendo indizi su come lo scafo fosse concepito.
Come distinguere un errore di costruzione da una scelta intenzionale dell'autore?
È utile osservare se il dettaglio fa parte di una ricorrenza in più modelli o se risponde a una necessità di visibilità, ricordando che la materia stessa, come la venatura del legno, può aver imposto vincoli tecnici.
Quali elementi osservare per analizzare correttamente un modello votivo?
Si consiglia di esaminare la linea dello scafo, il tipo di fasciame, il rapporto tra alberi e scafo, gli elementi di governo come il timone e la qualità della costruzione manuale.
È corretto usare gli ex voto come unica fonte per costruire un modello navale?
No, è preferibile non copiare senza filtro; l'ex voto va interrogato confrontandolo con altre fonti come dipinti d'epoca, piani di costruzione e reperti per verificare la plausibilità dei dettagli.